Il prezzo conosceva già la strada: la storia del FTSE MIB e la mappa dal panico del 2020 ai nuovi orizzonti
- 26 lug
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Prima di diventare il colosso finanziario che oggi guida il sentiment di Piazza Affari, l'indice principale della Borsa Italiana ha attraversato un’evoluzione trentennale fatta di continui cambi di pelle. Nato ufficialmente il 31 dicembre 1992 con il nome di Comit 30 (e un valore base fissato a 10.000 punti), l'indice muoveva i suoi primi passi tracciando i 30 titoli più liquidi del paese. Diventato poi celebre come MIB30 nel 1994, ha accompagnato l'Italia attraverso la stagione delle grandi privatizzazioni statali fino all'euforia della bolla delle Dot-Com (ovvero la speculazione sui titoli legati ai primi domini internet ".com" e alle tecnologie emergenti a cavallo tra il 1997 e il 2000).
Nel 2003, per allinearsi agli standard internazionali di liquidità, la struttura è stata ampliata a 40 società sotto l'insegna S&P/MIB, fino a giungere nel 2009 all'attuale denominazione di FTSE MIB a seguito dell'integrazione con il London Stock Exchange Group.
Al di là dei nomi, questo paniere ha sempre custodito una natura del tutto peculiare: fortemente concentrato su banche ed energia, e calcolato come indice Price-Return. Un dettaglio tecnico cruciale, quest'ultimo, perché ad ogni stacco di dividendi — storicamente generosi nelle grandi aziende italiane — l'indice subisce un calo meccanico che per decenni ne ha mascherato la reale forza di fondo.
Quando nel marzo del 2020 il mondo si è fermato per la pandemia, il sentiment sui mercati era vicino alla disperazione. Piazza Affari veniva dipinta come un listino stanco, zavorrato dal settore bancario e condannato a una perenne decadenza. I titoli dei giornali e i commenti degli analisti macroeconomici vedevano solo il rischio di un baratro senza fondo.
In quel clima di totale panico, la maggior parte degli analisti dava l'indice ormai spacciato, arrivando persino a ipotizzarne un crollo praticamente vicino allo zero. Il loro errore di fondo nasceva da una mancanza metodologica essenziale: si limitavano a reagire all'emotività del momento senza essere andati a ricostruire e isolare il movimento iniziale, ovvero la vera base fondamentale di tutta la struttura. Ignoravano infatti il punto d'origine dell'indice (fissato a quota 100 nel dicembre 1992) e la rideterminazione del valore eseguita dalla Borsa Italiana il 17 ottobre 1994, quando rilevò i diritti sul COMIT 30 fissando la nuova base a 10.000 punti. Senza identificare correttamente le prime sotto-onde di sviluppo dagli anni '90, era impossibile comprendere la natura dell'intero ciclo, poiché senza una ricerca storica accurata il grafico mostrava soltanto un frammento limitato del movimento — un quadro fortemente e apparentemente ribassista — basando le proprie valutazioni su uno "sguardo" parziale ed errato.
È proprio in quei moments di massimo rumore che la Lettura Logica del mercato e la Teoria delle Onde di Elliott dimostrano il loro valore più profondo. Invece di ascoltare le narrative del momento, bastava isolare il prezzo e tracciare la sua geometria sul grafico settimanale.
Quella mappa, disegnata a novembre del 2020, diceva qualcosa di totalmente controintuitivo: il crollo di marzo non era l'inizio della fine, ma il punto di arrivo di una complessa correzione pluriennale. La struttura era chiarissima e imponeva una soglia matematica invalicabile: 14.145 punti. Finché il prezzo fosse rimasto al di sopra di quel livello di invalidazione, il mercato stava accumulando la spinta per un'imponente onda d'impulso a rialzo.
Ipotizzare fin da allora una salita verso i 40.000 punti significava prevedere una crescita di circa il 127% dai minimi: una proiezione che, in quel clima di pessimismo cosmico e sfiducia generalizzata, veniva considerata pura utopia. Eppure, il grafico non mente mai.
L'evoluzione dell'analisi grafica dal 2020 ad oggi mostra con precisione matematica l'ingranaggio delle sotto-strutture:
Nel grafico del 2020: L'analisi iniziale indicava un'Onda 1 che superava di poco i 20.000 punti. Un segnale chiaro che la strada verso l'obiettivo dei 40.000 punti era spianata.
Nel grafico del 2025: Quell'Onda 1 del 2020 è andata naturalmente ad integrarsi nella sotto-struttura di un'Onda 1 di grado più ampio. Questo passaggio ha portato a identificare il termine del movimento di Onda 3 a quota 36.000 punti circa, rendendo il raggiungimento dei 40.000 punti solo una questione di tempo. Target che è stato puntualmente centrato, andando ben oltre quel livello.
Nel grafico del 2026 (Oggi): Il grafico mostra un'accelerazione verticale spinta da una forza eccezionale, che ha imposto un parziale ricalcolo dell'etichettatura fatta nel 2020. La formazione cerchiata in rosa indicava inizialmente come Onda C la salita che si è poi estesa. L'estensione e la velocità con cui è cresciuto il movimento hanno fatto sì che da una formazione correttiva A-B-C rosa si creasse una vera e propria formazione impulsiva dello stesso grado (Primary cerchiata in rosa). La formazione attuale è dunque una chiara e potente Onda 3. Tutti i movimenti intermedi osservati negli anni precedenti non erano altro che sotto-strutture interne che hanno esteso e allungato l'ampiezza dell'onda stessa.
Tuttavia, anche all'estensione di un'Onda 3 c'è un limite matematico, e questo limite si sta avvicinando. Il target di massima estensione per questa Onda 3 coincide infatti con il livello chiave di Fibonacci del 423,6% posizionato a quota 80.000 punti circa.
Raggiunta quell'area, ci si attende il completamento dell'impulso e l'avvio di un'Onda 4 correttiva: un respiro fisiologico necessario, che permetterà al mercato di scaricare l'ipercomprato e offrirà una finestra d'ingresso a potenziali nuovi investitori.
Un approdo a quota 80.000 punti posizionerebbe l'Indice italiano sotto una luce del tutto nuova agli occhi degli analisti internazionali. Dimostrerebbe infatti che l'Italia è entrata in una fase di crescita strutturale e duratura, mantenendosi stabilmente al di sopra del suo vecchio massimo storico del 2000 (51.273 punti) e confermando che un'espansione economica di ampio respiro è concretamente in atto.
Che si tratti del picco di un ciclo o dell'alba di una nuova era secolare, la lezione del FTSE MIB resta la stessa: le notizie cambiano ogni giorno, la geometria dei mercati rimane l'unica bussola capace di mostrare la strada con anni di anticipo.





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